L'ATTUALITA' DI PAULO FREIRE

L'ATTUALITA' DI PAULO FREIRE
Intervista a Moacir Gadotti (Istituto Paulo Freire) in occasione del Forum Mondiale dell'Educazione dell'Alto Tiete, Settembre 2007

Alessio Surian

Il 12 Aprile 1991, Paulo Freire propose la creazione di un organismo, che di lì a poco avrebbe preso il nome di Instituto Paulo Freire (IPF), con sede principale a San Paolo, durante un incontro di educatori a Los Angeles. Allora come oggi le idee di Paulo Freire sono motore di una feconda rete internazionale che ha ormai l'IPF quale suo snodo principale. Proprio nell'anno in cui il Forum Internazionale Paulo Freire "tornava" a Los Angeles, nel 2002, anche in Italia ri-emergeva l'interesse per Freire testimoniato da due pubblicazioni, gli atti del II Forum Internazionale "Il metodo Paulo Freire - Nuove tecnologie e sviluppo sostenibile" (Clueb) e l'attesa ri-edizione italiana di "La pedagogia degli oppressi" (EGA) e dal convegno nazionale "Paulo Freire - Re-inventando un messaggio". Al convegno era intervenuto Moacir Gadotti, direttore dell'IPF, da poco in pensione, ma ancora attivo come professore di storia e di filosofia dell'educazione presso l'Università di San Paolo, autore di numerosi testi, fra cui "Pedagogia: dialogo e conflitto" (SEI, 1995), con Paulo Freire e Sérgio Guimares, tradotto anche in italiano, così come "Leggendo Paulo Freire" (SEI, 1995 - a cura di B. Bellanova e F. Telleri). Aggiorniamo oggi l'intervista sull'attualità di Paulo Freire realizzata in quell'occasione. "Ritrovarci a parlare di Paulo Freire – esordisce subito Gadotti - non significa voler difendere delle idee, ma condividere la causa che ci accomuna a Paulo Freire: affrontare le necessità degli oppressi, di chi maggiormente soffre l'esclusione in tutto il mondo, traducendo queste urgenze in temi generatori nel processo educativo".

- Come ricordare oggi Paulo Freire?

MG: "Sempre, quando mi chiedono di parlare di Paulo Freire vado con la memoria al tempo che abbiamo condiviso, ripenso a quanto mi ha detto e all'insieme della sua opera. Ed ogni volta, nel rileggere i suoi testi, trovo nuove idee. La sua opera resta aperta, ci aiuta a capire meglio il presente e il futuro. Come va ricordato oggi? Sicuramente ne dobbiamo ricordare la speranza, ma anche la lotta per un'educazione che sia pratica di libertà ed impegnata a fianco degli esclusi. In un'epoca in cui tentano di convincerci che non ci sia altro mondo possibile, in cui possiamo sentirci stanchi di lottare e tentati di arrenderci a questo discorso, l'opera di Paulo Freire è una grande fonte di ispirazione, un invito a costruire un altro mondo possibile.
Paulo Freire é oggi l'educatore brasiliano più conosciuto al mondo. Il suo pensiero ha ttraversato le frontiere delle scienze, è pensiero transdisciplinare. Come educatori dobbiamo continuare a divulgare e a studiare la sua opera, non per venerarla come se fosse un totem e lui un santo, né per seguirlo come un guru, ma perché venga letto come uno dei maggiori educatori critici del XX secolo. Fargli onore significa soprattutto studiarlo e rivederlo criticamente, riprendere i suoi temi, i problemi che ha identificato, le sue domande. E' lui stesso ad essere stato di esempio a questo proposito: Paulo ritornava spesso sugli stessi temi. Una costante del suo pensiero è la dimensione etica, il suo impegno con i 'condannati della Terra', con gli 'esclusi'. Il suo punto di vista rimase sempre lo stesso. Ciò che è mutato è l'enfasi che ha riposto in problematiche diverse ed in modo dinamico. Mi sembra che Paulo Freire venga re-inventato in molte parti del mondo, per molte ragioni, fra cui quella che fu capace di dar forma nella sua filosofia dell'educazione ad un quadro teorico fondato su quattro intuizioni originali: l'enfasi sulle condizioni gnoseologiche dell'atto educativo; la difesa dell'educazione come atto dialogico; la nozione di scienza aperta alle necessità popolari; la progettazione comunitaria e partecipativa".

- E' possibile riassumere brevemente il cuore del "metodo Paulo Freire":

MG: "Ho vissuto e lavorato con Paulo Freire 23 anni. Di lui voglio ricordare che veniva da una delle regioni più povere del Brasile, il Nordeste, dove è nato nel 1921. Ha lavorato inizialmente nei servizi sociali di imprese industriali dove, come insegnante di portoghese, si è occupato di alfabetizzazione degli adulti, scoprendo ben presto che i suoi studi non gli erano utili ad insegnare portoghese ai lavoratori. Cominciò quindi a studiare e ad avvicinarsi al linguaggio popolare e riuscì a sviluppare una metodologia che gli consentisse di rivolgersi agli adulti in quanto tali, smettendo di trattarli in classe da bambini, come era ancora pratica comune negli anni '50.
Paulo Freire è divenuto noto per questo metodo e soprattutto per un approccio psico-sociale in grado di trasformare rapidamente gli adulti in persone consapevoli delle ragioni della povertà. Parte dalla constatazione che un analfabeta che non conosca le ragioni del suo analfabetismo, anche se comincia ad acquisire nozioni, ritornerà all'analfabetismo: per questo l'educazione è anche educazione politica.
Il metodo di Paulo Freire parte dai soggetti del processo educativo, dalle necessità e problemi quali fame, disoccupazione, malattie, da una ricerca dei temi che le persone affrontano più spesso. Era solito dire: 'Chi ha fame ha fretta'.
La Pedagogia degli oppressi continua ad essere valida non solo perché nel mondo continua ad esserci oppressione, ma anche perché risponde a necessità fondamentali dell'educazione odierna. La scuola ed i sistemi educativi si trovano ad affrontare nuove e grandi sfide nel contesto di una 'generalizzazione dell'informazione' in una società da molti chiamata 'delle conoscenze' e che io preferisco chiamare società 'che apprende' o 'dell'apprendimento'. Le città stesse divengono educatrici e in apprendimento, moltiplicando i propri spazi formativi. La scuola, in questo nuovo contesto impregnato di conoscenze non può limitarsi ad essere uno spazio formativo qualsiasi fra altri spazi formativi. E' necessario che si trasformi in spazio capace di organizzare i molteplici spazi formativi, agendo in modo più formativo e meno informativo. Deve diventare un 'circolo di cultura', come diceva Paulo Freire, capace di gestire conoscenze sociali, più che dispensatrice di lezioni.
Quello di Paulo Freire è un metodo attento alle pratiche: cominciamo a partire dalla curiosità, ricercando per fare e quindi sistematizzare; dopo questa lettura del mondo, entriamo poi in una seconda fase di identificazione e analisi delle parole generatrici: la ricerca va condivisa ed è per questo che l'educazione si identifica con il dialogo; entrambe queste fasi sono preparatorie ad una terza fase di azione: applicando le nuove conoscenze al mondo si rende possibile la sua trasformazione".

- La metodologia di alfabetizzazione attenta alla formazione di una coscienza critica passa attraverso quindi attraverso tre fasi principali. E' possibile tracciarne una breve sintesi?

MG: "Come dicevo, si tratta delle fasi di ricerca, tematizzazione e azione-problematizzazione. Nella prima fase, di ricerca, avviene la scoperta dell'universo del vocabolario: si incontrano le parole ed i temi generatori legati alla vita quotidiana di chi apprende e del suo gruppo sociale. Queste parole generatrici sono selezionate tenendo presente la loro lunghezza sillabica, il valore fonetico e, soprattutto, il senso che viene loro attribuito dal gruppo sociale. La scoperta di questo vocabolario universale può essere fatta attraverso riunioni informali con gli abitanti del luogo nel quale ogni schema verrà applicato – lavorando con loro, condividendo le loro preoccupazioni ed ottenendo un'idea degli elementi della loro cultura. Nella fase di tematizzazione, la seconda, i temi scaturiti dalla ricerca iniziale vengono codificati e decodificati. Emergono così nuovi temi generatori, variamente articolati con quelli che incontrati inizialmente. E' in questa fase che si producono anche le mappe per l'analisi dei gruppi fonetici che aiutano i processi di lettura e scrittura. Nella terza fase, di problematizzazione, è quindi possibile tornare dall'astratto al concreto. Si fanno di nuovo i conti con i limiti e le possibilità che caratterizzavano la prima fase. Si identificano azioni concrete in grado di confrontarsi con le situazioni politiche, culturali, sociali ed economiche problematiche. L'abilità di leggere e scrivere si converte in strumento di lotta, di attività politica e sociale. Si tratta di un processo in cui l'educazione è concepita per la liberazione, come prassi trasformatrice, un atto educativo organizzato collettivamente. Nel suo dibattito con Piaget, Freire sottolineava la differenza fra 'prendere coscienza' (atto intellettuale) e 'coscientizzazione' (atto che implica un coinvolgimento più profondo). Paulo era un profondo umanista e insisteva sulla necessità di una nuova razionalità bagnata di emozioni, su una concezione della conoscenza che non separi aspetti cognitivi ed affettivi. Per questo l'educazione deve partire da una migliore conoscenza di ciò che già conosciamo, leggendolo non solo con gli occhi, ma con tutti i sensi: si tratta di conoscere per cambiare. Paulo Freire ha continuato ad approfondire la distinzione di Habermas fra razionalità strumentale e razionalità comunicativa: per Paulo la prima crea le condizioni della dominazione, la seconda apre ad un'altra società: della cittadinanza, aperta, libera".

- L'esperienza di Paulo Freire in Brasile viene interrotta nel 1964 dalla dittatura…

MG. "Durante l'esilio, dopo gli anni trascorsi in Cile, i dieci anni passati al Consiglio Mondiale delle Chiese gli permisero di lavorare in Africa, un'esperienza fondamentale che diede al suo pensiero umanista una dimensione maggiormente olistica, attenta alle diversità delle culture. Soleva dire che 'si può apprendere sempre, anche all'ombra dei manghi, quando si presta attenzione alla storia di ciascuno'.
Dopo 16 anni di esilio, nel 1980, Paulo Freire poté finalmente far ritorno in Brasile, un ritorno che gli permise di incorporare nuovi temi al suo lavoro e che apre un periodo forse meno conosciuto, almeno in Europa. Sono gli anni in cui si interessa di scuola pubblica, di come sia possibile trasformare una scuola di stampo burocratico in scuola comunitaria. Si interessa inoltre di transdisciplinarietà, di ecologia (ispirando il movimento dell'Ecopedagogia), di rispetto delle diversità".

- Re-inventare il messaggio di Paulo Freire è anche ripartire dalla sua carica utopica?

MG: "Sogno e utopia sono categorie molto importanti per Paulo Freire che ha ripetuto come, in questi tempi neoliberisti, gli ideologi del mercato quale scelta a senso unico lo vogliano sostituire all'utopia, mentre ciò di cui abbiano bisogno è una conoscenza e comprensione della storia quale spazio delle possibilità: come pedagoghi dobbiamo essere in grado innanzitutto di sognare un altro mondo possibile, di sognare il futuro e quindi di lavorare nel presente e sul passato.
La sua teoria della conoscenza basata sulla ricerca antropologica è di grande attualità. Per Paulo Freire era importante scrivere non solo testi a carattere tecnico, ma anche poetico. Bartolomeo Bellanova utilizza per l'opera di Freire la felice espressione di 'realismo utopico' e si riferisce in particolare al richiamo di Paulo Freire a 'fare oggi ciò che è possibile fare oggi, per poter fare domani ciò che è impossibile fare oggi'.
L'eredità di Paulo Freire non appartiene ad una persona o ad una istituzione: appartiene a chi ne ha bisogno. Come avviene nel libro e nel film "Il postino di Neruda" in cui il postino si appropria di una poesia di Pablo Neruda per sedurre la propria findanzata. Quando Neruda gli chiede di chi sia la poesia il postino risponde che la poesia è di chi ne ha bisogno e non di chi l'ha scritta. Con questo spirito si muove oggi l'Instituto Paulo Freire, elaborando il pensiero di Paulo Freire in tutti i suoi progetti, dalla formazione dei docenti all'economia solidale, dalle tematiche della sostenibilità all'alfabetizzazione di giovani e adulti, al lavoro di consulenza sulle riforme curricolari e amministrative delle scuole e degli assessorati. L'Instituto Paulo Freire da corpo all'ultimo sogno di Paulo Freire, il progetto di una Escola Cidadã, scuola di cittadinanza, che definiva 'la scuola della collaborazione, dell'esperienza intensa della democrazia'. Si tratta, oggi, di una rete di persone ed organismi sparsi in tutto il mondo. Uno dei lavori più conosciuti è quello dell'eco-pedagogia, una pedagogia della Terra che possa costruire un mondo sostenibile".

- L'ultima parte del lavoro di Paulo Freire lo porta ad occuparsi non solo di educazione degli adulti, ma anche di scuola pubblica. In che senso il suo messaggio rimane di attualità?

MG: "In questi tempi in cui nella scuola non è facile capire il senso di ciò che stiamo facendo è importante tenere vivo lo spirito di Paulo Freire che considerava la scuola soprattutto un laboratorio sociale e l'educatore un creatore di senso: educare è impregnare di senso i nostri atti quotidiani. Educando 'marchiamo con un segno', cioè attribuiamo senso ed abbiamo la responsabilità di promuovere un progetto di vita che sappia fare della scuola un luogo dove ci sia spazio per l'allegria.
L'ultimo intervento pubblico di Paulo Freire all'Istituto che porta il suo nome risale al 17 aprile 1997 (morirà il 2 maggio). A chi gli domandava per che cosa volesse essere ricordato rispose: 'Come una persona che ama la vita, uomini, donne, fiumi, montagne, la Terra e la possibilità di fare di questa Terra un'unica comunità'. Il sogno di Paulo Freire era l'ideale della cittadinanza planetaria, riuscire a fare dell'umanità una sola patria.
Re-inventare oggi il suo messaggio significa ripartire dalla sua affermazione che 'il mondo non è dato, ma è in costruzione', Come esseri umani siamo incompiuti. Dobbiamo e possiamo crescere insieme agli altri, l'altro è la nostra opportunità di continuo perfezionamento. Rimane centrale l'idea che siamo esseri dotati di scelta: possiamo scegliere fra Washington (la cultura della guerra, della trasformazione della cultura e dell'educazione in merce, dell' 'insolidarietà', come la definiva Paulo Freire) e Angicos (il luogo dove è nata la rivoluzione pedagogica di Paulo Freire, simbolo di semplicità, solidarietà, nonviolenza attiva, sostenibilità). Re-inventare il suo messaggio in questi tempi mercificati e in cui si afferma la fine della storia significa far rinascere la speranza".

- Il tema della speranza è centrale nell'elaborazione di Freire così come quello del potere cui tu hai dedicato un libro. Qual'era lo sguardo pedagogico di Freire nei confronti del potere?

MG: "Quando pensiamo a come cambiare il mondo, pensiamo alla rivoluzione, a conquistare il potere per potere poi cambiare il mondo. Non è questo l'approccio di Paulo Freire. Insisteva sul fatto che prima il potere va re-inventato. Considero questo un punto fondamentale di partenza anche per il nostro lavoro oggi quando vogliamo attuare azioni trasformative. Certo, non è facile suscitare consenso a questo proposito. E' proprio per questo che cerchiamo, seguendo il consiglio di Paulo Freire, di fare, innanzitutto, e quindi di "nominare". E' la pratica che ci mostra che cammino seguire. Paulo Freire criticava le forme autoritarie di cambiamento attraverso il potere statale. Per questo fu indicato più volte come anarchico. Prima di creare l'Instituto Paulo Freire, nel 1991, ha discusso con noi come fondare un 'Centro di Studi per l'Azione Diretta", un progetto che inizialmente avevamo portato avanti come Instituto".

- Sei autore di "Educar para um Outro Mundo Possivel" (Publisher, San Paolo, 2007), in cui rileggi l'esperienza del Forum Sociale Mondiale quale spazio di apprendimento di nuove forme culturali e politiche per la trasformazione. Che ruolo ha il pensiero di Paulo Freire in questa prospettiva?

MG: "In 'Pedagogia da autonomia' Paulo Freire contrappone l'etica del mercato all'etica del genere umano, considerando la prima quale etica specifica e la seconda quale etica planetaria, universale, di tutti gli esseri umani e non solo di qualcuno. Parliamo di etica, ma anche di logica: la logica dei bisogni del capitale contrapposta ad una logica che risponda alle necessità umane. Lavorando con una 'teoria della coscienza che opprime' Paulo Freire ci indica un cammino per andare oltre il capitalismo. Per poter cambiare è necessario creare un'altra teoria, un'altra logica, in questo caso per re-inventare capitale e mercato
La grande novità del Forum Sociale Mondiale è l'aver sfatato il fatalismo neoliberista e il pensiero unico. La cosa peggiore è credere che vi sia un solo mondo possibile e trasformare il mondo in feticcio. La feticizzazione instaura un mondo di insensibilità che tende a naturalizzare tutto. Come movimento pedagogico ci opponiamo a questa feticizzazione e mercificazione dell'educazione. Solo una nuova coscientizzazione che si opponga a questa mercificazione può sbloccare questa situazione: in questo senso il Forum Sociale Mondiale e il Forum Mondiale dell'Educazione sono un unico grande movimento planetario per processi educativi votati ad altri mondi possibili.
Il FSM considera la diversità come caratteristica fondamentale dell'umanità. Per questo non è possibile concepire un unico modo di produrre e riprodurre la nostra esistenza nel pianeta. Ciò che abbiamo in comune è la diversità umana, di fronte alla quale si apre la possibilità della diversità dei mondi possibili. A un pensiero unico non possiamo contrapporre un altro pernsiero unico. Per questo, educare per un altro mondo possibile è aducare per altri mondi possibili, educare al far emergere ciò che ancora non c'è, l'utopia. In questo modo concepiamo la storia come possibilità e non come fatalità, come sosteneva Paulo Freire. Per questo, educare per altri mondi possibili significa anche educare alla rotture, alla ribellione, al rifiuto, saper dire no, gridare, sognare altri mondi. Denunciare e annunciare.
Il processo di costruzione di altri mondi possibili è un processo eminentemente educativo. Non si può capire l'azione trasformatrice del Forum Sociale Mondiale senza capire la sua dimensione pedagogica: il processo del Forum è un processo poltico che non si può comprendere se non prendendo in considerazione la sua dimensione pedagogica. Tutte le relazioni di egemonia sono relazioni pedagogiche. Tutte le relazioni pedagogiche sono necessariamente politiche. Capire il Forum Sociale Mondiale come processo di cambiamento significa capirlo come processo pedagogico di apprendimento del cambiamento".

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